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Facilitazione di gruppo: qual è davvero il ruolo di una facilitatrice?

Facilitazione di gruppo: qual è davvero il ruolo di una facilitatrice?

Ci sono gruppi che nascono attorno a un’ idea bellissima.

Un’associazione che vuole generare impatto sul territorio, un team che desidera lavorare in modo più collaborativo, una comunità intenzionale che condivide valori profondi, un gruppo di persone che sogna di costruire qualcosa di diverso.

Eppure, con il tempo, accade spesso la stessa cosa.

Le riunioni si allungano senza arrivare a decisioni chiare, alcune persone finiscono per prendersi quasi tutto il peso del gruppo mentre altre si allontanano in silenzio. I conflitti vengono evitati finché non esplodono e una parte sempre più grande delle energie viene assorbita dalle stesse dinamiche che sembrano ripresentarsi, anziché dalla realizzazione dei progetti.

In questi anni di lavoro con gruppi, associazioni, organizzazioni, comunità e movimenti sociali ci siamo accorte che il problema raramente è la mancanza di motivazione, di competenze o di valori condivisi.

Molto più spesso manca qualcosa che nessuno ci ha mai insegnato: come stare insieme.

Da questa intuizione nasce Facilitarte.

Da molti anni ormai accompagniamo persone e gruppi che desiderano collaborare in modo più consapevole ed efficace. Lo facciamo attraverso percorsi di formazione e facilitazione che intrecciano metodologie concrete, esperienza diretta e lavoro sulla qualità delle relazioni.

Nel tempo abbiamo imparato che il modo in cui un gruppo vive il proprio processo influenza profondamente ciò che sarà in grado di realizzare. Per questo, quando facilitiamo, non ci occupiamo soltanto di raggiungere un obiettivo: ci prendiamo cura del modo in cui quel risultato viene costruito.

È qui che entra in gioco la facilitazione.

Una parola che negli ultimi anni si sente sempre più spesso, ma che ancora oggi viene facilmente confusa con la moderazione di una riunione, con il coaching o con la semplice gestione di un gruppo.

Per noi significa qualcosa di diverso. Significa imparare a guardare il gruppo non soltanto per ciò che vuole raggiungere, ma anche per il modo in cui costruisce il percorso per arrivarci.

Cos’è la facilitazione di gruppo?

Se dovessimo definirla in una frase, diremmo che la facilitazione è l’arte di accompagnare un gruppo verso i propri obiettivi prendendosi cura, allo stesso tempo, delle relazioni e del processo.

Ma questa definizione, da sola, racconta solo una parte della storia.

Per noi la facilitazione non è una tecnica da applicare quando un gruppo entra in difficoltà, né un metodo per convincere le persone a mettersi d’accordo.

È innanzitutto uno sguardo. Un modo di osservare ciò che accade quando esseri umani, con storie, bisogni e valori diversi, provano a costruire qualcosa insieme.

Una facilitatrice non guida il gruppo imponendo una direzione, non prende decisioni al posto delle persone e non porta soluzioni preconfezionate. Lavora sul processo, creando le condizioni perché il gruppo possa ascoltarsi, comprendere ciò che sta accadendo e trovare insieme le proprie risposte.

In questo senso, il suo lavoro non riguarda tanto il contenuto delle decisioni quanto la qualità del modo in cui quelle decisioni prendono forma.

Pensiamo a una riunione in cui un gruppo deve prendere una decisione importante. Una facilitatrice non arriva con la risposta giusta e non convince le persone a una soluzione. Aiuta invece il gruppo a chiarire il problema, ascoltare prospettive diverse, rendere visibili eventuali blocchi e costruire un processo decisionale che tenga conto delle persone coinvolte.

Un gruppo è molto più della somma delle persone che lo compongono

Ogni gruppo è un organismo vivo.

Quando entriamo in una stanza non troviamo soltanto persone sedute attorno a un tavolo, o in cerchio.

Entriamo dentro una trama di relazioni che esiste già. Ci sono tensioni che si percepiscono senza essere nominate, persone che occupano spontaneamente più spazio e altre che sembrano ritirarsi, idee che nessuno osa portare, conflitti che tutti avvertono ma che nessuno mette in parola.

Anche se non lo vediamo, tutto questo orienta continuamente ciò che il gruppo sarà in grado di fare.

Noi chiamiamo tutto questo campo del gruppo.

Il campo è l’insieme delle relazioni, delle emozioni, dei ruoli, del potere e delle forze che prendono forma ogni volta che un gruppo si riunisce. Esiste anche quando nessuno lo nomina.

Ma non si tratta di qualcosa di misterioso o astratto. Il campo del gruppo è semplicemente il modo in cui relazioni, emozioni, ruoli e dinamiche di potere si influenzano continuamente mentre le persone cercano di costruire qualcosa insieme.

Se il campo influenza continuamente il gruppo, allora il compito della facilitatrice non può limitarsi a gestire il tempo o distribuire i turni di parola.

Una parte importante del lavoro di una facilitatrice consiste proprio nell’imparare a leggere questo campo e nel creare le condizioni perché il gruppo possa prenderne gradualmente consapevolezza, perché ciò che rimane invisibile continua comunque a influenzare ciò che accade, anche quando scegliamo di ignorarlo.

Il lavoro di una facilitatrice non è risolvere i problemi del gruppo

Spesso immaginiamo la facilitazione come qualcuno che conduce una riunione o modera una discussione. In realtà è molto di più.

Una facilitatrice osserva il processo mentre il gruppo lo sta vivendo. Aiuta a chiarire gli obiettivi, progetta modalità di lavoro che favoriscano la partecipazione, rende visibili dinamiche che rischiano di rimanere implicite, accompagna i conflitti senza cercare di eliminarli e sostiene il gruppo nel prendere decisioni che tengano conto delle diverse prospettive presenti nel gruppo.

Questo significa, molto concretamente, fare attenzione tanto a ciò che viene detto quanto a ciò che rimane ai margini.

Accorgersi quando alcune persone occupano sempre lo stesso ruolo, quando il potere si concentra senza essere riconosciuto, quando una decisione sembra condivisa ma in realtà lascia fuori parti importanti del gruppo.

La facilitazione, però, non consiste nel diventare indispensabili. Al contrario.

Il suo obiettivo è far sì che il gruppo sviluppi progressivamente la capacità di leggere queste dinamiche e di prendersene cura in autonomia.

Perché un gruppo che dipende continuamente dalla propria facilitatrice non è ancora diventato davvero capace di facilitare sé stesso.

La neutralità assoluta esiste davvero?

Una delle idee più diffuse è che chi facilita debba essere completamente neutrale.

Noi preferiamo parlare di consapevolezza.

Ogni facilitatrice entra nel gruppo con una storia, un corpo, delle paure, dei desideri, un rapporto personale con il conflitto, con il potere, con l’autorità e con il consenso. Far finta che tutto questo non esista non rende la facilitazione più neutrale, ma semplicemente meno consapevole.

Ciò che non riconosciamo in noi rischia di agire comunque nel gruppo.

La neutralità, quindi, non è assenza di sé. È la capacità di accorgersi di sé abbastanza profondamente da non lasciare che il proprio mondo interno guidi inconsapevolmente il processo.

La competenza, allora, non consiste nel diventare invisibili, bensì nel riconoscere il proprio impatto sul gruppo: accorgersi quando una situazione personale influenza il modo in cui ascoltiamo, quando un conflitto ci attiva o quando il nostro bisogno di armonia rischia di impedirci di attraversare un conflitto necessario.

Più una facilitatrice conosce sé stessa, più riesce a lasciare davvero spazio al gruppo.

Per questo, nel nostro approccio, il lavoro personale non è qualcosa che si aggiunge alla facilitazione: ne è parte integrante.

La neutralità non è assenza di sé. È LA capacità di accorgersi di sé abbastanza profondamente da non lasciare che il proprio mondo interno guidi inconsapevolmente il processo.

Facilitare un gruppo significa anche facilitare sé stesse

Imparare strumenti e metodologie non è sufficiente. Serve sviluppare anche la capacità di osservare ciò che accade dentro di sé.

Quali situazioni mi attivano? Quali conflitti tendo a evitare? Che rapporto ho con il potere? Come reagisco quando qualcuno mette in discussione il mio ruolo?

Sono domande che possono sembrare appartenere soltanto alla crescita personale, ma per noi fanno parte anche della professionalità di una facilitatrice.

Perché la qualità della presenza di chi facilita influenza inevitabilmente la qualità del processo che il gruppo vivrà.

Dal cambiamento personale al cambiamento collettivo

Crediamo che il modo in cui stiamo nei gruppi non sia separato dal modo in cui costruiamo la società.

Le dinamiche che osserviamo nelle organizzazioni, nelle associazioni, nelle comunità e nei luoghi di lavoro spesso riflettono modelli culturali che abbiamo interiorizzato per anni.

Le gerarchie implicite, la difficoltà ad attraversare il conflitto, la paura di condividere il potere o una comunicazione poco autentica non nascono dentro i gruppi: sono modelli culturali che abbiamo interiorizzato e che inevitabilmente riproduciamo.

Per questo lavoriamo contemporaneamente su tre livelli che, per noi, sono inseparabili: quello personale, dove sviluppiamo maggiore consapevolezza di noi stesse; quello interpersonale, dove impariamo a costruire relazioni più autentiche; e quello collettivo, dove gruppi e organizzazioni possono sviluppare modalità più efficaci di decidere, collaborare e affrontare la complessità.

Questi livelli non procedono in parallelo, ma si influenzano continuamente. Quando cambia una persona, cambiano anche le sue relazioni; quando cambiano le relazioni, cambia il gruppo; e quando gruppi diversi iniziano a funzionare in modo più consapevole, anche il cambiamento culturale diventa più possibile.

Basta pensare a un conflitto dentro un piccolo gruppo: non riguarda mai soltanto le due persone coinvolte. Porta con sé storie personali, modalità relazionali apprese, idee sul potere e sul modo in cui pensiamo debba funzionare una comunità.

Questa interconnessione tra livelli diversi è ciò che in Facilitarte riconosciamo nel principio di frattalità: il piccolo e il grande non sono mondi separati, ma si rispecchiano continuamente., Le dinamiche che osserviamo nella società non rimangono fuori dalla porta quando entriamo in una riunione. Le portiamo dentro di noi e, inevitabilmente, nei gruppi che costruiamo.

Per questo non pensiamo che esista una separazione netta tra cambiamento personale e cambiamento sociale.

Il modo in cui ascoltiamo una collega, attraversiamo un conflitto o condividiamo il potere dentro un piccolo gruppo racconta già il tipo di società che stiamo contribuendo a costruire.

Perché nasce questo blog

I processi collettivi sono una delle sfide più belle e difficili del nostro tempo.

La crisi ecologica, sociale ed economica che stiamo attraversando non richiede soltanto nuove idee. Richiede nuovi modi di stare insieme.

Crediamo che imparare a facilitare significhi contribuire, nel proprio piccolo, a questo cambiamento. Non perché la facilitazione possa cambiare il mondo da sola, ma perché ogni trasformazione collettiva passa inevitabilmente dalla qualità delle relazioni che sappiamo costruire ogni giorno.

È da questa convinzione che nasce questo blog.

Qui condivideremo strumenti pratici, metodologie, riflessioni ed esperienze maturate sul campo. Alcuni articoli saranno molto concreti e parleranno di processi decisionali, conflitti, governance, ruoli o facilitazione di riunioni. Altri esploreranno temi più profondi, come il rapporto con il potere, il corpo, la consapevolezza e la trasformazione personale.

Per noi queste due dimensioni non sono mai state separate. Ogni buon metodo, senza una presenza consapevole, rischia di diventare una procedura vuota; ogni grande ideale, senza strumenti concreti, rischia di rimanere soltanto un’intenzione.

Se questo blog riuscirà a offrire strumenti utili, domande scomode e nuove prospettive a chi ogni giorno prova a costruire qualcosa insieme, avrà assolto il suo compito.

Perché imparare a stare nei gruppi, oggi, non è soltanto una competenza. È una pratica di trasformazione che riguarda tutte noi.

 

Una nota sul linguaggio che scegliamo di utilizzare

In questo blog scegliamo di utilizzare il femminile sovraesteso e, in alcuni casi, la schwa (ə). È una scelta stilistica che nasce dal nostro approccio alla facilitazione e alla prospettiva intersezionale che guida il nostro lavoro. Per noi l’intersezionalità è una lente attraverso cui osservare i gruppi, le relazioni e i sistemi di potere che li attraversano.

Il linguaggio non è neutro: le parole che scegliamo contribuiscono a rendere visibili o invisibili persone, esperienze e posizioni diverse. Per questo scegliamo di sperimentare forme linguistiche che possano aprire spazio a una maggiore inclusività, pur nella consapevolezza che si tratta di un percorso in evoluzione e non di una soluzione definitiva.

Facilitazione Ludica

Gioco VS Ludicità. Un fine settimana per sperimentare e acquisire strumenti pedagogici e pratici per riflettere, disegnare e sostenere un campo ludico.

Cosa succede a un gruppo quando si inizia a giocare? E cosa succede quando ascoltiamo le informazioni che il gioco fa emergere?

il 19 – 20 settembre 2026, presso Casa al Giogo (Firenzuola, FI) ti aspettiamo per vivere insieme un fine settimana teorico-pratico sulla facilitazione ludica, un laboratorio che nasce dopo anni di ricerca su come portare una qualità di presenza nei gruppi, intrecciando creatività, cura e relazione. Comprendere la differenza tra gioco e ludicità cambia il modo di costruire un campo collettivo e di facilitare relazioni e apprendimento. Ci immergeremo nella facilitazione con una lente di ingrandimento nelle variabili di movimento ludo-sistemico, osservando come i giochi si muovono dentro una sequenza. Faremo nascere insieme alcune dinamiche che verranno trasformate, smontate, ricostruite e attraversate da tutto il gruppo, osservando come le proposte si muovono dentro un processo individuale e gruppale. Ci interrogheremo su cosa rende una proposta realmente ludica, su cosa costruisce presenza, libertà di movimento e fiducia dentro un gruppo, su come cambia il corpo quando gioca e su cosa rende alcune esperienze vive e altre semplicemente ben eseguite.

Giocare è un verbo che implica molte altre azioni corporee, emozionali ed energetiche.

Queste domande attraversano da anni i nostri percorsi personali e professionali. Faciliteranno il laboratorio:

Giulia Oliviero e Lorenza Urbani Lunetta Giulia è in un percorso di formazione di somatica al femminile e le piacciono da sempre i dettagli, le colonne sonore e trovare la magia nei luoghi e nelle persone. Ha attraversato il gioco nelle sue tante forme: serate di giochi in scatola e di ruolo, animazioni di compleanni, aree bimbe/i nei festival, clown sociale in ospedale, centri estivi in contesti di disagio e ha fatto parte di una murga. Ha lavorato con Arciragazzi nell’ottica del gioco come diritto fondamentale più che un semplice passatempo.  Il filo rosso non è il gioco in sé, ma ciò che succede agli esseri umani mentre lo fanno. Formandosi come facilitatrice di gruppi e processi partecipativi integra questa visione nel proprio lavoro approdando al Go Deep Game, un gioco relazionale di attivazione sociale e creazione di comunità https://www.godeepgame.com/it/.

Lorenza vive in Argentina da più di vent’anni e porta nel suo lavoro uno sguardo profondamente corporeo, ciclico e comunitario. Con la Ong Tiempo de Juego si specializza nella formazione e nella progettazione di dinamiche ludiche come strumento di intervento sociale in quartieri, strade, fabbriche, scuole e comunità. Diventa così una formatrice nomade, viaggiando per l’Argentina con corsi e laboratori. Nel suo percorso la maternità ha un ruolo fondamentale nell’ascolto del proprio corpo e dei corpi che accompagna nel suo lavoro. La maternità diventa una risorsa di empatia e ricerca di soluzioni alternative ludiche. Da più di dieci anni lavora con bambine e donne sviluppando progetti di salutogenesi ciclica e da questa ricerca nasce Pedagogia Ciclica, un progetto che intreccia pedagogia ludica, educazione popolare e pedagogia della domanda di Paulo Freire.

Giulia e Lorenza sperimentano insieme l’attitudine ludica attraverso anni di volontariato come clown sociali. Come Mezze Punte e Acchiappasogni entrano insieme in contesti sociali sperimentando varie forme di relazione ludica. Dopo percorsi formativi e lavorativi diversi, si ritrovano assieme a progettare esperienze, materiali e dispositivi ludici, continuando a interrogarsi su cosa rende un’esperienza davvero viva.

 

Che aspetti? Le iscrizioni chiudono il 6 settembre!

Per informazioni: info@facilitarte.org

 

Volantino dell'evento

Facilitare l’invisibile – il ritorno

Partecipa all’approfondimento dei principi e delle tecniche di Sistemica applicati alla facilitazione dei gruppi!

A seguito del successo della prima edizione di Facilitare l’invisibile svoltasi nel 2024, FAcilitArte torna a proporre un approfondimento del tema, con uno specifico focus sulla lettura del campo, le tecniche di ascolto e di linguaggio generativo, nonché affinare l’arte di fare domande e come gestire le entrate e le uscite nel sistema. 

Facilitare l’invisibile – costellazioni sistemiche per le dinamiche di gruppo si terrà il 14-15 marzo e il 16-17 maggio 2026 presso l’Alluce Verde, una comunità accogliente sull’appennino bolognese, a Monzuno. Il corso è residenziale.

Condurrà Rosaria Simone, co-fondatrice e direttrice del Farfala Global Coaching Center di Barcellona, consulente di formazione e terapeuta in Costellazioni Familiari ed Organizzative. Da 30 anni accompagna le persone e i team in diverse aziende e organizzazioni, FacilitArte compresa. La potremmo definire una “leggiadra esploratrice delle più ignote profondità”  poiché si dedica alla sua professione in una danza irresistibile tra serietà e leggerezza.  

La finalità dei due moduli, frequentabili anche singolarmente, è quella di offrire alle persone partecipanti uno spazio dove apprendere e praticare le tecniche delle costellazioni sistemiche nella propria pratica di facilitazione.

Per farlo esploreremo le dimensioni del linguaggio, del corpo e delle emozioni per prendere consapevolezza di sé, di come possiamo scardinare modalità disfunzionali che mettiamo in atto e di come generare quindi spazi relazionali più autentici e sani. A partire dalla propria esperienza, giungere infine ad essere in grado di riconoscere nelle dinamiche di gruppo i punti chiave per la trasformazione ed accompagnarli con la facilitazione a trovare un nuovo modo di stare insieme ed affrontare le proprie sfide. 

Il percorso si aprirà con un veloce ripasso dei principi di Sistemica e la Teoria a U per allenare un’attitudine di ascolto e di accompagnamento dei processi. Passeremo per la Appreciative inquiery – l’indagine apprezzativa – utile a preparare il terreno per il lavoro in profondità sui disagi o le sfide che la persona o il gruppo ha davanti.

L’approccio del coaching ontologico supporterà il lavoro sul linguaggio come mezzo per la trasformazione non solo del nostro modo di comunicare ma anche di generare le condizioni ottimali per ampliare lo sguardo sulle situazioni, individuare un diverso modo per percepire se stesse e gli altri e mettere in atto nuove modalità di azione per il raggiungimento degli obiettivi.

“Faremo pratica dell’attitudine dell’apprendista, dello spirito fanciullesco, capaci di aprirci all’invisibile, all’ignoto, a ciò che per sua natura non si può sapere se non creando lo spazio per farlo emergere ed esprimersi. Ci alleneremo ad accogliere ciò che c’è nel campo del gruppo come un’ispirazione, lasciandoci meravigliare e non preoccupare, permettendoci di osservare ciò che appare come un disagio o un ostacolo come una possibilità di connessione, possibilità e magia della vita”

In sintesi, il corso offre: 

  • Principi Sistemici: teoria ed esperienze e pratiche concrete
  • Teoria a U, con focus sull’ascolto
  • Coaching ontologico: linguaggio (il potere delle parole e la capacità di formulare domande generative), corpo, emozioni
  • Intelligenza Spaziale, come osservare le posizioni nello spazio
  • Appreciative inquiry, l’indagine apprezzativa
  • Osservare la differenza tra sistemi familiari e sistemi lavoro/organizzazioni
  • Esperienza in Natura e interazione con essa come alleata nella facilitazione
  • Visione e pratica Sistemica applicata alla Facilitazione di gruppi
  • Le chiusure, i lutti, le perdite in un Sistema
  • Le dichiarazioni potenti e le conversazioni non avute o da avere
  • Quello che TI dico e quello che MI dico

Il corso è aperto a tutte le persone che hanno seguito la prima edizione di Facilitare l’invisibile e a tutte coloro che hanno una base di facilitazione o Costellazioni sistemiche. 

Se non hai questi requisiti puoi comunque partecipare a condizione che frequenti una delle serate di Costellazioni previste a febbraio a Firenze o Bologna. 

Per info e iscrizioni: info@facilitarte.org

IL POTERE È ANCHE TUO! Generare Pace negli spazi interiori e collettivi

Dal 28 al 30 Novembre 2025 partecipa anche tu al RiveTrive tour tra Veneto e l Friuli-Venezia-Giulia con Francesca Guidotti di FacilitArte esplorando il tema del Potere!

Di fronte ad uno scenario internazionale inquietante e a relazioni sempre più fragili intorno a noi, RiveTrive – la rete degli ecovillaggi del triveneto – e FacilitArte hanno deciso di imbarcarsi in un viaggio collettivo per divulgare, condividere e rinforzare quelle conoscenze umane, relazionali e di autogoverno che per anni sono state coltivate e praticate in comunità intenzionali, nella rete degli ecovillaggi (RIVE – www.ecovillaggi.it) e nella facilitazione orientata al cambiamento culturale e sociale, come viene proposta nel corso triennale di facilitazione

Esploreremo il Potere: come lo abitiamo, come ci è stato raccontato dalla prospettiva di un paradigma bellico e come lo utilizziamo. Faremo esperienza di strumenti che permettono di trasformare l’uso e la concezione del Potere, per essere generatrici di Pace nella nostra vita, nello spazio collettivo e nel mondo. Risignificheremo il senso del Potere e lo esploreremo in un paradigma di abbondanza e collaborazione. Ci eserciteremo ad essere protagoniste delle nostre scelte, responsabili dei nostri sentimenti e dei nostri bisogni esistenziali senza perdere di vista quelli della collettività, anzi, trovando nuove soluzioni che ci permettono di coesistere ed evolvere, nonostante e grazie, le nostre diversità. 

Una formazione di tre giorni, che si svolgerà in tre provincie diverse, Venezia, Udine e Trieste, ospiti di ecovillaggi e non, ma comunque in gruppi orientati a nutrire e praticare il senso di comunità e la Pace attiva. Nello specifico saremo ospiti, in ordine di apparizione, di Extintion Rebellion Venezia, ecovillaggio Gaia Terra e Il cerchio nel bosco di CaseLonjer. E sabato sera evento speciale su “Ecovillaggi e decrescita”! 

Si invita a seguire tutta la formazione per maggior completezza ma ogni giornata è frequentabile singolarmente.

PROGRAMMA

 

Venerdì 28 novembre presso Comunità della Cita, dalle 18 alle 21:30
VENEZIA, Mestre, Marghera, Via Andrea Palladio 3
a cura di Extintion Rebellion Venezia

Esercitare il potere in un gruppo: i ruoli “tossici”, come uscirne e come abitare ruoli rigenerativi

In un gruppo possiamo avere dei ruoli formali che ci aiutano a portare chiarezza sulla distribuzione di compiti e talvolta distribuiscono ed attribuiscono Potere all’interno dell’organizzazione. Se i ruoli formali hanno un impatto sulla vita del gruppo, generando effetti benefici o disfunzionali, ce ne sono altri, i cosiddetti ruoli informali che hanno altrettanto impatto, se non maggiore dei primi, in quanto spesso non sono esplicitati o addirittura inconsapevoli. A partire da un’esplorazione de “Il triangolo drammatico” di Stephen Karpman (1968), la formazione offrirà uno spazio in cui prendere consapevolezza di come ogni persona prima o poi abita certi ruoli, come imparare a riconoscere il momento in cui si attivano e trovare soluzioni creative per uscire, al fine di rompere uno schema relazionale “tossico” a favore di uno creativo e generativo. 

 

ecovillaggio Gaia Terra Sabato 29 novembre presso Ecovillaggio Gaia Terra, dalle 10-12:30 + 15:00-18:00
UDINE, Flambruzzo, Rivignano Teor, Via F. Petrarca 45
a cura di ecovillaggio Gaia Terra

Potere e responsabilità: riconoscere i limiti e trovare nuove possibilità 

La vita comunitaria è uno spazio umano di accelerazione dei processi personali e collettivi. In questo senso, sia che rientri nei nostri ideali di vita o no, è un contesto in cui è possibile osservare e fare diretta esperienza dei movimenti del Potere, che sia esso implicito, esplicito, formale o informale. Possiamo verificare l’impatto che l’esercizio del Potere personale e collettivo ha sulle vite delle singole persone e del gruppo, determinandone tanto la forza quanto le crisi. Quanto Potere hanno i gruppi sulle persone? E quanto Potere ha il singolo sul gruppo? La formazione partirà da queste domande e dall’esperienza reale delle persone partecipanti per andare a vedere in che modo è possibile utilizzare il proprio Potere e il Potere collettivo alimentando il benessere, la coesione, l’empatia, il rispetto e l’alleanza anche quando i bisogni sono diversi, i desideri divergono e le strade si dividono. Magia? No. Chiarezza? Sì. Avere chiari i propri limiti e possibilità, esplicitarli nella trasparenza ed esercitare un comportamento assertivo e coerente ad essi apre la possibilità di percorrere momenti di fragilità e di cambiamento senza perdere l’amorevolezza e la relazione. Dichiarando i limiti si definisce il “territorio” nel quale ci stiamo muovendo come persone e come gruppi in questo momento e ciò fa sì che il senso di abbandono, le emozioni forti come la rabbia e la paura, l’istinto di chiusura-blocco-attacco, il lutto, possono essere accompagnate da tutto il cerchio, ponendo le basi per una pace interiore ed esteriore ed un confronto creativo e solidale.  

Serata speciale dalle 20:45 – 22 a libera donazione
Focus di approfondimento su Ecovillaggi e Decrescita
Ecovillaggi e Decrescita possono sembrare due risposte separate allo stesso problema. Invece non è così. Si intrecciano e si influenzano, si attuano in spazi circoscritti e si espandono sviluppando nuove forme di pensiero e di attitudine per abitare la Terra. Una riflessione tra ciò che le accomuna e ciò che l’una può dare all’altra per rinforzarsi, stimolarsi e radicare una cultura solidale ed ecologica a partire dalla base sociale, dai margini e da ogni anfratto della società sensibile.

 

Domenica 30 novembre presso Il cerchio nel bosco di CaseLonjer dalle 10-12:30/14:30-17:30
TRIESTE, Sotto Longera, Strada per Longera 207/Direzione Bosco Farneto
a cura di Il cerchio nel bosco di CaseLonjer

Gli specchi di me: dare e ricevere feedback per trasformare la relazione

Si può decidere di appartenere ad un gruppo per qualsiasi dei più disparati motivi: raggiungere un obiettivo, sentire senso di appartenenza, coltivare relazioni, trovare stimoli, trovare rifugio o conforto, passare il tempo, uscire di casa, fare la rivoluzione. Sebbene la motivazione sia importante e condiziona di partenza la qualità con cui ci portiamo nel gruppo, ancora più importante è quanto il gruppo ha la speciale peculiarità di amplificare tutto ciò che ogni singola persona vi porta dentro. In poche parole: vi è mai capitato di frequentare gruppi diversi e incappare prima o poi nelle stesse dinamiche o situazioni del passato (siano esse piacevoli o spiacevoli)? Ecco, lì c’è qualcosa per te, c’è qualcosa per il gruppo. Cosa c’è? C’è un apprendimento che sta cercando di emergere. La cultura e la pratica del feedback sono due elementi semplici e potenti per comprendere insieme che cosa sta emergendo. Riscontro, rispecchiamento, informazione di ritorno: il feedback ha la qualità di farci incontrare in uno spazio/tempo sufficientemente sicuro per guardarci allo specchio, dove lo specchio è l’altra persona. Dove chi abbiamo davanti ci offre la possibilità di osservare qualcosa di noi stesse. Dove il gruppo si offre l’opportunità di celebrare i propri successi e di mettere a “compostare gli errori” per fertilizzare il terreno di progetti futuri. La formazione è incentrata sulla pratica del feedback e sulla riflessione attorno l’opportunità che ci offre di guardare i problemi, i fastidi, i disagi come una fonte di opportunità per vivere con maggiore leggerezza o per consolidare i nostri stessi talenti, aumentando così il Potere personale e collettivo.

 

COSTI

ven 28 Mestre : 15€ / cena al sacco

sab 29 Udine giorno : 50€ pranzo incluso 

sab 29 Udine sera: offerta libera + 5€ cena

dom 30 Trieste: 20/30 € in base al numero di partecipanti / pranzo al sacco o 8€ a persona 

OFFERTA PER TRE DATE : 70€ a persona 

 

INFO E ISCRIZIONI

Per info scrivi a: triverive@gmail.com

Iscriviti qui: https://forms.gle/L5giaWYLkKpCNUcHA 

 

Evento patrocinato dalla Rete italiana villlaggi ecologici – www.ecovillaggi.it

FACILITARE LA RIVOLUZIONE

Facilitare la Rivoluzione è un laboratorio di cultura e strumenti di facilitazione per la trasformazione sociale e collettiva. Per la transizione, la resilienza, il cambiamento. Per attivist3, reti, movimenti, associazioni e singol3 cittadin3 che vogliono fare la propria parte.

Crisi climatica, disgregazione sociale, caos valoriale e incertezze su tutti i fronti. L’attualità si presenta con un livello di complessità elevato e il futuro richiede di trovare nuove strade per una trasformazione sostanziale. Come attivist3 vorremmo fare qualcosa di concreto, evitare di esaurire tutte le nostre energie e sostenere i nostri gruppi nel raggiungere, coes3, i nostri obiettivi. Ma come fare?

Il laboratorio “Facilitare la Rivoluzione” mira a creare uno spazio rigenerativo dove confrontarsi con chi, come noi, cerca di fare la sua parte. Lo spazio sarà condotto con strumenti di facilitazione, alcuni dei quali potranno essere appresi e facilmente riproposti alle proprie organizzazioni o utilizzati a livello personale per aumentare il proprio grado di resilienza.

Efstathios Mavridis detto “Delfino” condurrà uno spazio/tempo dedicato a:

  • prendersi cura di noi stess3 a livello corporeo, emozionale, mentale ed spirituale/utopico, per poterci sostenere in ciò che facciamo e sostenere le sfide globali
  • conoscerci e conoscere le organizzazioni di cui facciamo parte, fare esperienza di un gruppo unito che riconosce le sue diversità
  • individuare difficoltà e limiti che vorremmo superare
  • stare in contatto con le arti, i doni ed i privilegi che abbiamo, cercando di trovare le modalità migliori per offrirli con consapevolezza al mondo

In che modo?

  • lavorando su quattro aspetti: il livello personale, quello interpersonale, quello di gruppo e sul “livello del mondo”
  • usando il supporto della cultura e degli strumenti della facilitazione per generare un clima di gruppo profondo, efficace e partecipativo
  • alternando sessioni di lavoro in piccoli gruppi e in plenaria
  • mantenendo costante il contatto con il sogno del cambiamento, di trasformazione, di rivoluzione (o come lo vogliamo chiamare!) puntando al miglioramento di noi stess3 e di ciò che portiamo nel mondo.

 

Il laboratorio avrà luogo venerdì 31 marzo e venerdì 5 maggio dalle ore 17:30 alle 20:30

Per sostenere il laboratorio, invitiamo a contribuire in Economia del dono.

Richiedi ulteriori informazioni e iscriviti mandando una mail a info@facilitarte.org o telefonando al 340 5282202 (Bianca)

presso il Centro educativo popolare “ex Baracche verdi”, via degli Aceri 1, Firenze

Facilitare la Rivoluzione è un progetto di FacilitArte in collaborazione con la Piccola scuola di Pace dell’Isolotto

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